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Il Friuli divenne tristemente famoso nel 1976 a causa dei terremoti che causarono la morte di 989 persone e che arrecarono ingenti danni al cospicuo patrimonio artistico e ed edilizio. La scossa del 6 maggio ’76, alle ore 20.59, per un lungo ed interminabile minuto fece tremare la terra di Venzone e di tutto l’alto Friuli, causando morti, gravissimi danni e terrore alla popolazione. La scossa era pari all’undicesimo grado della scala Mercalli, con epicentro il Monte S. Simeone, tra i comuni di Venzone, Bordano e Gemona del Friuli, diventata poi la Capitale del terremoto. Il 15 settembre ’76 si compì l’opera distruttrice del terremoto, con il crollo quasi completo delle murature superstiti. Venzone fu tra i 45 comuni dichiarati sinistrati. I terremoti del 1976 causarono a Venzone la morte di 52 persone e la quasi completa distruzione del Centro Storico, delle borgate del capoluogo e delle frazioni di Carnia, Pioverno e Portis. Oggi Venzone è rinata mediante un intervento di ricostruzione "filologico": è ritornata dove era e come era. Tale intervento, senza precedenti, ha fatto si che Venzone possa essere di nuovo annoverata tra i centri Storici più importanti e suggestivi d’Italia. Ancora più importante si è rivelato il restauro per "anastilosi" del Trecentesco Duomo di S. Andrea apostolo, un lavoro immane di ricerca e riconoscimento del patrimonio lapideo e di ricollocazione nella sua originale posizione del singolo concio (per circa 10.000 pietre e parti delle stesse). Chi passeggia oggi per le vie di Venzone prova l’emozione di aver ritrovato un bene che sembrava irrimediabilmente perduto. Confrontando poi ciò che si trova davanti con le foto di Venzone precedenti e subito successive al terremoto del 1976, subisce immancabile il fascino della sfida vinta dalla volontà popolare, dagli Amministratori Locali e dei vari Enti pubblici che congiuntamente hanno prodigato i loro sforzi per una tale riuscita.
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